artfirst Bologna geoblog

Un percorso ideato tra i musei, le piazze, i cortili e gli edifici storici di Bologna per offrire ai visitatori l'opportunità di scoprire le ultime tendenze dell'arte contemporanea.

ARTFIRST 2012 - A BORDO DEL CUORE D'ORO – a cura DI JULIA DRAGANOVIC (27 GENNAIO – 26 FEBBRAIO 2012)

Maria José Arjona

  • Opera: Vires (2010)
  • Sede espositiva: Archiginnasio (Teatro Anatomico)
  • Galleria: Galerie Anita Beckers (Francoforte)

Arjona VIRES 3 415x275 Arjona Maria Josè


VIRES è il titolo di una serie di esercizi sulle strutture del potere e sulla libertà di scelta. La ricerca di Maria José Arjona s’incentra sulle restrizioni del potere individuale, sociale e politico ed invita il suo pubblico a riscoprire la propria possibilità di scelta e di interazione fisica. Arjona cerca di abolire, almeno temporaneamente, i meccanismi di controllo e di restituire il potere al pubblico, rendendosi soggetto/oggetto delle azioni e lasciando al pubblico l’opportunità di esercitare il proprio potere sull’artista.
VIRES Esercizio #1-3 sono stati realizzati in giugno 2010 a Bologna in una serie di performances a cura di Julia Draganovic e Claudia Loeffelholz, LaRete Art Projects (www.larete-artprojects.net)
In Esercizio #1 Arjona portava il suo pubblico, una persona per volta, in giro per il centro storico di Bologna. Indossando i finimenti di un cavallo, paraocchi inclusi, l’artista colombiana guidava i suoi ospiti per un territorio che non le era solo sconosciuto ma che non era nemmeno in grado di vedere. Il successo della gita dipendeva dalla capacità dei “passeggeri” di comunicare a Maria José Arjona (che non parla né comprende l’italiano) dove andare in un linguaggio di carezze.
Gli Esercizi #2 e #3 erano interazioni sviluppate appositamente per il Teatro Anatomico dell’Archiginnasio di Bologna. Quest’aula, progettata nel 1637 da Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro del Carracci, per le lezioni di anatomia così chiamata per la sua forma ad anfiteatro, fu costruita esclusivamente con legno di abete. Le sue decorazioni collegano Bologna e la sua storia di studi di medicina alla storia greca e romana rappresentando ritratti dei medici antichi e un sofisticato programma astrologico rappresentato nei cassettoni del soffitto.
In Esercizio #2  Arjona si rendeva oggetto sia del pubblico che del destino:  L’artista si trovava sul tavolo d’operazione del Teatro Anatomico con dei dadi nella mano. Lo spettatore era invitato ad entrare nella “zona dell’operazione” e ad infliggere all’artista un’azione un numero di volte pari a quello del lancio dei dadi. L’artista rispondeva alle azioni del visitatore, obbedendo altrettanto al numero dettato dai dadi. A differenza alla storica performance di Marina Abramovic nello Studio Morra a Napoli nel 1975, Arjona stimolava un contatto fisico diretto fra il pubblico e se stesso, non mettendo a disposizione ulteriori attrezzi. Nell’epoca dei social network ci mostra così Arjona, si perde la consapevolezza delle possibilità fisiche e aumentano le inibizioni riguardo a tutto quello che si può sperimentare direttamente con il proprio corpo.
In Esercizio #3 Arjona chiedeva al pubblico di liberarla: sdraiata sul tavolo operatorio rinchiusa in un’armatura di lacci di cuoio attendeva che i visitatori aprivano i 30 lucchetti che marcavano i punti chacra della tradizione medica asiatica. Ogni lucchetto nascondeva una specie di spina che si imprimeva nella pelle dell’artista, rendendo visibile una mappa degli antichi saperi sui flussi d’energia nel corpo umano tramite le tracce che ogni spina lascia sul fisico dell’artista. Ai visitatori veniva chiesto di togliere i lucchetti e in tal modo anche la pressione delle spine che, applicate per un tempo determinato, ripristinano il flusso di energia nei cosiddetti meridiani.
VIRES è il titolo di una serie di esercizi sulle strutture del potere e sulla libertà di scelta. La ricerca di Maria José Arjona s’incentra sulle restrizioni del potere individuale, sociale e politico ed invita il suo pubblico a riscoprire la propria possibilità di scelta e di interazione fisica. Arjona cerca di abolire, almeno temporaneamente, i meccanismi di controllo e di restituire il potere al pubblico, rendendosi soggetto/oggetto delle azioni e lasciando al pubblico l’opportunità di esercitare il proprio potere sull’artista.
VIRES Esercizio #1-3 sono stati realizzati in giugno 2010 a Bologna in una serie di performances a cura di Julia Draganovic e Claudia Loeffelholz, LaRete Art Projects.
In Esercizio #1 Arjona portava il suo pubblico, una persona per volta, in giro per il centro storico di Bologna. Indossando i finimenti di un cavallo, paraocchi inclusi, l’artista colombiana guidava i suoi ospiti per un territorio che non le era solo sconosciuto ma che non era nemmeno in grado di vedere. Il successo della gita dipendeva dalla capacità dei “passeggeri” di comunicare a Maria José Arjona (che non parla né comprende l’italiano) dove andare in un linguaggio di carezze.
Gli Esercizi #2 e #3 erano interazioni sviluppate appositamente per il Teatro Anatomico dell’Archiginnasio di Bologna. Quest’aula, progettata nel 1637 da Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro del Carracci, per le lezioni di anatomia così chiamata per la sua forma ad anfiteatro, fu costruita esclusivamente con legno di abete. Le sue decorazioni collegano Bologna e la sua storia di studi di medicina alla storia greca e romana rappresentando ritratti dei medici antichi e un sofisticato programma astrologico rappresentato nei cassettoni del soffitto.
In Esercizio #2  Arjona si rendeva oggetto sia del pubblico che del destino:  L’artista si trovava sul tavolo d’operazione del Teatro Anatomico con dei dadi nella mano. Lo spettatore era invitato ad entrare nella “zona dell’operazione” e ad infliggere all’artista un’azione un numero di volte pari a quello del lancio dei dadi. L’artista rispondeva alle azioni del visitatore, obbedendo altrettanto al numero dettato dai dadi. A differenza alla storica performance di Marina Abramovic nello Studio Morra a Napoli nel 1975, Arjona stimolava un contatto fisico diretto fra il pubblico e se stesso, non mettendo a disposizione ulteriori attrezzi. Nell’epoca dei social network ci mostra così Arjona, si perde la consapevolezza delle possibilità fisiche e aumentano le inibizioni riguardo a tutto quello che si può sperimentare direttamente con il proprio corpo.
In Esercizio #3 Arjona chiedeva al pubblico di liberarla: sdraiata sul tavolo operatorio rinchiusa in un’armatura di lacci di cuoio attendeva che i visitatori aprivano i 30 lucchetti che marcavano i punti chacra della tradizione medica asiatica. Ogni lucchetto nascondeva una specie di spina che si imprimeva nella pelle dell’artista, rendendo visibile una mappa degli antichi saperi sui flussi d’energia nel corpo umano tramite le tracce che ogni spina lascia sul fisico dell’artista. Ai visitatori veniva chiesto di togliere i lucchetti e in tal modo anche la pressione delle spine che, applicate per un tempo determinato, ripristinano il flusso di energia nei cosiddetti meridiani.
Archiginnasio1 Arjona Maria Josè
Il palazzo, attuale sede della Biblioteca Comunale, fu costruito fra il 1562 ed il 1563 per volere del Legato pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo e del Vicelegato Pier Donato Cesi, su progetto dell’architetto bolognese Antonio Morandi detto Terribilia. Lo scopo dell’operazione, maturata nel clima culturale del Concilio di Trento, era quello di dare una sede unitaria all’insegnamento universitario fino allora disperso in varie sedi.


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