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	<title>artfirst Bologna geoblog&#187;  Art White Night &#8211; Arte Fiera</title>
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		<title>Očko Damir</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 19:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Museo Civico Archeologico]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel periodo di transizione la Croazia si è lasciata alle spalle il più grande progetto mai realizzato in quell&#8217;emisfero, l&#8217;Ospedale Universitario, che avrebbe dovuto occupare una superficie di quasi 250000 m2. L&#8217;ospedale fu progettato durante gli anni Settanta, costruito durante gli Ottanta, ma mai completato. Ora, i suoi ambienti spogli, i muri di cemento, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<div id="attachment_517" class="wp-caption aligncenter" style="width: 414px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Ocko-Boy-with-a-Magic-Horn-artfirst.jpg"><img class="size-full wp-image-517 artista   " title="Ocko Boy with a Magic Horn artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Ocko-Boy-with-a-Magic-Horn-artfirst.jpg" alt="Damir Ocko - Boy with a Magic Horn" width="404" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Damir Ocko - Boy with a Magic Horn</p></div>
<p>Nel periodo di transizione la Croazia si è lasciata alle spalle il più grande progetto mai realizzato in quell&#8217;emisfero, l&#8217;Ospedale Universitario, che avrebbe dovuto occupare una superficie di quasi 250000 m2. L&#8217;ospedale fu progettato durante gli anni Settanta, costruito durante gli Ottanta, ma mai completato. Ora, i suoi ambienti spogli, i muri di cemento, i labirinti di stanze non vissute, e la natura che ha invaso l&#8217;intero ambiente, sembrerebbero costruzioni random, ma la consapevolezza di cosa questo luogo sarebbe potuto essere, trasforma la realtà in un&#8217;esperienza melodrammatica. Quel luogo è rimasto fermo nel tempo, a metà strada tra cosa era, cosa sarebbe dovuto essere, e cosa è.<br />
La visione romantica della transizione ci mette di fronte ad un&#8217;architettura fantasma, rendendoci partecipi di un viaggio, attraverso una trama wagneriana, in cui la finzione sfocia nella realtà, cambiata e persa in un luogo, dove gli eroi arrivano troppo tardi. Estratta da Wagner, la sinossi diventa un gioco trasognato e allucinogeno, in cui i personaggi recitano al fine di descrivere il loro nuovo sfasamento sociale ed emozionale, che esiste da qualche parte tra la speranza e l&#8217;oblio. Ma alla fine si dice che il corno magico ha un effetto tale, che chiunque lo ascolta, può credere nuovamente in qualcosa.<br />
<em>Damir Ocko</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
 </span></p>
</div>
<div id="attachment_132" class="wp-caption aligncenter" style="width: 412px"><img class="size-full wp-image-132 sede sede" title="Museo-Civico-Archeologico" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Museo-Civico-Archeologico.jpg" alt="Museo Civico Archeologico" width="402" height="415" /><p class="wp-caption-text">Museo Civico Archeologico</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il Museo ospita i materiali archeologici che documentano la storia di Bologna, dalla preistoria all’età romana, e le collezioni egiziana, etrusca, greca, romana e numismatica.</span></p>
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		<title>McBride Rita</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 19:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Museo Civico Archeologico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro della McBride ricerca le permeabilità possibili tra la scultura, l’architettura e il design, attraverso l’attenzione verso lo spazio e l’utilizzo di oggetti appartenenti al quotidiano. Le sue sculture riflettono sul rapporto tra il visibile e il non visibile. 
 Rita McBride analizza il modo in cui il rapporto fra un oggetto e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_568" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Rita-McBride-Pioneers-artfirst1.jpg"><img class="size-medium wp-image-568 " title="Rita McBride Pioneers artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Rita-McBride-Pioneers-artfirst1-415x276.jpg" alt="Rita McBride - Pioneers" width="415" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Rita McBride - Pioneers</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il lavoro della McBride ricerca le permeabilità possibili tra la scultura, l’architettura e il design, attraverso l’attenzione verso lo spazio e l’utilizzo di oggetti appartenenti al quotidiano. Le sue sculture riflettono sul rapporto tra il visibile e il non visibile. <br />
 Rita McBride analizza il modo in cui il rapporto fra un oggetto e il materiale, nel quale è realizzato, sia determinato da modelli percettivi: affermando il potenziale d’alterazione della forma della scultura, la scultura stessa oltrepassa la sua relativa materialità. Il materiale diviene, così, in sé un elemento portante di significato, superando la sintesi apparentemente evidente tra la forma, la funzione e il mezzo adoperato. Nel 1990, infatti, Rita McBride costruisce un modello a grandezza naturale della Toyota utilizzando, come materiale, la canna di malacca: associando un elemento tipico dell’artigianato con un prodotto di fabbricazione in serie ad alta tecnologia.<br />
 Le sculture, oggetti indagatori del rapporto tra funzione e forma, assumono l’aspetto proprio di alcuni ‘attrezzi’ utilizzati per organizzare lo spazio che ci circonda. L’artista americana adopera una serie di ‘mascherine da progettazione’ (drafting templates), tipici del lavoro del designer e dell’architetto, modificandone notevolmente le dimensioni. Questi “Tools for Sculpture”, così definiti dalla McBride, propongono forme aperte a diverse letture: da semplici figure astratte a complessi circuiti elettrici. Le sculture evocano complessivamente luoghi simili alle officine meccaniche o agli studi degli architetti, e diventano astrazioni delle possibili interpretazioni degli oggetti stessi.<br />
 McBride indaga la caratteristica principale della scultura: l’installazione di un oggetto nello spazio. Osservando i ‘tool’ in scala ridotta, ogni cerchio o quadrato rappresenta una potenziale forma fisica che ingrandendosi prende volume nello spazio. Il taglio netto delle sculture, infatti, rivela lo stesso procedimento industriale che si cela dietro i prodotti-progetti architettonici. Nel suo lavoro, inoltre, si ritrova uno studio sulle modalità degli eventuali allestimenti, e quindi come la scultura può essere sostenuta, appoggiata o appesa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
 </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<div id="attachment_564" class="wp-caption aligncenter" style="width: 321px"><img class="size-full wp-image-564" title="Museo-civico-archeologico-1" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Museo-civico-archeologico-1.jpg" alt="Museo Civico Archeologico" width="311" height="415" /><p class="wp-caption-text">Museo Civico Archeologico</p></div>
<p>Il Museo ospita i materiali archeologici che documentano la storia di Bologna, dalla preistoria all’età romana, e le collezioni egiziana, etrusca, greca, romana e numismatica.</p>
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		<title>Knorr Daniel</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 19:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
La Pinacoteca Nazionale di Bologna ha sede nella zona universitaria, nello stesso edificio che ospita l’Accademia di Belle Arti e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Bologna, così da costituire un complesso dove si fondono esposizione, tutela, conservazione e studio del patrimonio artistico cittadino e regionale. I due Istituti si trovano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_614" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Daniel-Knorr-Bonhomme-artfirst.jpg"><img class="size-medium wp-image-614" title="Daniel Knorr Bonhomme artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Daniel-Knorr-Bonhomme-artfirst-415x311.jpg" alt="Daniel Knorr - Bonhomme" width="415" height="311" /></a><p class="wp-caption-text">Daniel Knorr - Bonhomme</p></div>
<div id="attachment_612" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><img class="size-medium wp-image-612" title="Accademia_b" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2010/01/Accademia_b-415x266.jpg" alt="Pinacoteca Nazionale" width="415" height="266" /><p class="wp-caption-text">Pinacoteca Nazionale</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La Pinacoteca Nazionale di Bologna ha sede nella zona universitaria, nello stesso edificio che ospita l’Accademia di Belle Arti e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Bologna, così da costituire un complesso dove si fondono esposizione, tutela, conservazione e studio del patrimonio artistico cittadino e regionale. I due Istituti si trovano nell’ex noviziato gesuita di Sant’Ignazio, comprendente il convento e la chiesa progettata da Alfonso Torreggiani nel XVIII secolo. Offre un percorso nella pittura emiliana dal 200 all&#8217;800 in cui si possono ammirare opere di Giotto, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Carracci, Guido Reni.</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Stampone Giuseppe</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:52:10 +0000</pubDate>
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Il Museo si trova all’interno del prestigioso Palazzo Sanguinetti, nel centro storico di Bologna. Il piano nobile del Palazzo ospita le nove sale del percorso espositivo, che ripercorrono circa sei secoli di storia della musica europea con oltre un centinaio di dipinti di personaggi illustri del mondo della musica, più di ottanta strumenti musicali antichi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter"></div>
<div id="attachment_664" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/giuseppe-stampone-play.jpg"><img class="size-medium wp-image-664" title="giuseppe-stampone-play" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/giuseppe-stampone-play-415x276.jpg" alt="Giuseppe Stampone Play" width="415" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Stampone Play</p></div>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_228" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/museo-musica2.jpg"><img class="size-full wp-image-228" title="museo-musica2" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/museo-musica2.jpg" alt="Museo della Musica" width="415" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Museo della Musica</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il Museo si trova all’interno del prestigioso Palazzo Sanguinetti, nel centro storico di Bologna. Il piano nobile del Palazzo ospita le nove sale del percorso espositivo, che ripercorrono circa sei secoli di storia della musica europea con oltre un centinaio di dipinti di personaggi illustri del mondo della musica, più di ottanta strumenti musicali antichi e un’ampia selezione di documenti storici di enorme valore.</span></p>
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		<title>Barry x Ball</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opere]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Civico Archeologico]]></category>

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		<description><![CDATA[Portatrice di una singolare diversità, la scultura di Barry X Ball comunica le impronte culturali tradizionali, moderate e modulate da un accento tecnologico che abbisogna di computer, penna ottica, muscoli forti, intelligenza trasversale. I suoi titoli sono lunghi, a volte lunghissimi e nell’abbondare delle loro parole più che nella resa finale dell’opera spesso si cela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_550" class="wp-caption aligncenter" style="width: 286px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/BarryxBall-Matthew-Barney-artfirst.jpg"><img class="size-medium wp-image-550 " title="BarryxBall Matthew Barney artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/BarryxBall-Matthew-Barney-artfirst-276x415.jpg" alt="Barry x Ball - Matthew Barney (Yellow - Black) Dual-Dual Portrait" width="276" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Barry x Ball - Matthew Barney (Yellow - Black) Dual-Dual Portrait</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Portatrice di una singolare diversità, la scultura di Barry X Ball comunica le impronte culturali tradizionali, moderate e modulate da un accento tecnologico che abbisogna di computer, penna ottica, muscoli forti, intelligenza trasversale. I suoi titoli sono lunghi, a volte lunghissimi e nell’abbondare delle loro parole più che nella resa finale dell’opera spesso si cela il significato intrinseco del lavoro. Marmo italiano o californiano, fondi oro, siano essi bizantini o giapponesi, onice iraniano traslucido, colle siliconate, i motivi black and white figli dell’antico gotico pisano, le tecniche di restauro, si assommano con precisione da archivista per costituire opere destinate a rimanere nel tempo, non solo per la loro massiccia fisicità, ma per un’organicità e forza di contenuto che si crea di rado nel rutilante mondo dell’arte contemporanea. Barry X Ball smagnetizza in tal modo il nastro della storia dell’arte, inscatola il tempo facendolo galleggiare, nella potenza del marmo, sulla superficie del presente.<br />
 Nella prima metà degli anni novanta Ball produceva un lavoro differente. Poi, insoddisfatto del “sistema”, sceglie una strada più personale ed apparentemente conformista cimentandosi nella vecchia capacità artigianale di lavorare la pietra. E lo fa divenendo membro fondatore della “Digital Stone Project”, ovvero operando un processo ellenistico e rinascimentale sommato alla più alta forma di tecnologia scultorea. Sebbene sempre tentato di occupare cesure ed infinite partizioni linguistiche, lo scultore americano afferma la realtà fisica dello spazio tridimensionale offerto dalla corposità e dalle forme solide della materia e si spinge in modo tale da farlo armonizzare con lo spazio naturale e le linee della figura. <br />
 I suoi ritratti di pietra abbisognano di una procedura minuziosa e lunghissima. I soggetti, necessariamente personaggi che ruotano intorno al mondo dell’arte, si devono sottoporre ad un’estenuante seduta durante la quale viene costituito il calco di gesso. Il provino consiste anche in molti scatti fotografici del volto, del cranio, dei particolari della testa che l’artista userà per l’iperrealista e fedele composizione dei ritocchi finali. Il salto temporale avviene quando il calco viene passato sullo schermo del computer mediante uno scanner tridimensionale che crea una matrice positiva virtuale. A questo punto l’artista può operare delle manipolazioni strecciando la figura con un elastico ipotetico per delle alterazioni che spesso vengono esplicitate nel titolo stesso dell’opera. Un file a controllo numerico dà la prima sgrezzatura alla forma di pietra, una macchina tarata con precisione che per prima lavora il marmo. Marmo scelto con cura dall’artista che ne decide la grandezza del blocco e il verso delle venature, determinanti per il risultato finale. Dopo il primo modellino interviene la manualità con un lavoro di pulizia che dura mesi. La pietra scelta da Ball ha milioni di anni e concettualmente il tempo e la storia geologica del materiale si integrano con il “senso della durata” che sta a fondamento dell’opera. <br />
 La storia dell’arte conosce a memoria elementi e componenti dell’opera di Ball, ma ciò che nasce dall’assemblaggio di tutti questi fattori è qualcosa di completamente nuovo. La scala dimensionale a volte resta fedele al modello, altre si rimpicciolisce. Nel caso del ritratto dell’amico-artista Matthew Barney la scultura marmorea raffigura questi in un atteggiamento serio e serafico mentre l’autoritratto, posizionato a comporre una sorta di giano bifronte, nuca con nuca, è un Barry X Ball urlante a significare lo sforzo prodotto e la corsa sfrenata nella quale è impegnato per realizzare il lavoro. Il carattere dei personaggi riprodotti penetra liberamente nell’opera divenendone uno degli elementi fondamentali. Il materiale usato, onice messicano, aggregato di lapislazzuli, marmo pakistano, così come l’uso della maniera rococò piuttosto che vittoriana dialogano con il soggetto rappresentato, la posa adottata o la scelta di tendere la pietra come una striscia tesa da un elastico. La datazione dell’opera occupa sempre uno spazio di tempo che va dai 3 agli 8 anni, vista l’enorme mole di lavoro che sta dietro la realizzazione di ogni singolo pezzo.<br />
 Scultore di straordinaria fantasia concettuale Ball si orienta anche nella pratica fotografica, con gli stessi soggetti ricorrenti nei lavori tridimensionali o con il suo autoritratto piegato ad un’anamorfosi e ad una triplice visibilità dell’immagine. Dotate di un’estetica strutturale ed una forma emblematica, le opere di Ball sono cariche di tensione, illusionismo, enfasi, ironia. Il design barocco, l’abilità tecnologica, la manualità esasperata e maniacale, tese al prodotto lucido e perfettamente finito, riportano a quell’ossessione dell’idea così connaturata con la poetica, l’inclinazione artistica, culturale e di atteggiamento caratteriale di questo potente e singolare artista contemporaneo.</span><br />
 <em>Martina Cavallarin</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
 </em></p>
<div id="attachment_225" class="wp-caption aligncenter" style="width: 390px"><img class="size-full wp-image-225 sede" title="Museo-civico-archeologico-giardino" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Museo-civico-archeologico-giardino.jpg" alt="Museo Civico Archeologico (giardino)" width="380" height="415" /><p class="wp-caption-text">Museo Civico Archeologico (giardino)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il Museo ospita i materiali archeologici che documentano la storia di Bologna, dalla preistoria all’età romana, e le collezioni egiziana, etrusca, greca, romana e numismatica.</span></p>
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		<title>TooMattos</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Museo Civico Archeologico]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Sarà capitato anche a voi di voler fare bella figura. Di aspirare ad inserirvi in un nuovo ambiente. Sforzandovi di risultare simpatici, sperando di essere accettati. E così vi siete infilati nel vestito bello, sfoderando il più cordiale dei sorrisi. Ma poi qualcosa è andato storto: la parolina inopportuna, il bicchiere urtato, la tartina caduta&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_620" class="wp-caption aligncenter" style="width: 287px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/TooMattos-Some-Like-it-Hat-artfirst.jpg"><img class="size-medium wp-image-620" title="TooMattos Some Like it Hat artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/TooMattos-Some-Like-it-Hat-artfirst-277x415.jpg" alt="TooMattos - Some Like it Hat" width="277" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">TooMattos - Some Like it Hat</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Sarà capitato anche a voi di voler fare bella figura. Di aspirare ad inserirvi in un nuovo ambiente. Sforzandovi di risultare simpatici, sperando di essere accettati. E così vi siete infilati nel vestito bello, sfoderando il più cordiale dei sorrisi. Ma poi qualcosa è andato storto: la parolina inopportuna, il bicchiere urtato, la tartina caduta&#8230; mentre tutt’intorno fiorivano sguardi in tralice, sussurri e occhiate, smorfie di commiserazione o di sarcasmo. Una pioggerella di gesti minimi, sorvegliati dall’ipocrisia della buona educazione.<br />
 È successo anche a Jérome e Berenice, freschi immigrati dalla fresca Francia nella Detroit degli Anni Cinquanta. Anni in cui tutto era perfetto e la donna-donna sedeva con ginocchia unite, borsetta, guanti e foulard. Anni in cui la donna-donna assaggiava la minestra col filo di perle al collo e i capelli gonfi di coiffure, cinguettando e bamboleggiando, nell’attesa che il marito (lui!) tornasse dal lavoro.<br />
 Beh, Berenice non è così. Berenice non ha i capelli gonfi di coiffure, e per giunta ci tiene sopra un cappellino. Ostinandosi a non toglierlo, neppure tra i dolcetti del salotto buono. Del resto, perché dovrebbe? Lei è francese, e questa allure frizzante, questo tocco di eccentricità fanno parte del suo corredo genetico… probabilmente, del suo sistema immunitario. <br />
 Jérome, invece, vuole integrarsi. E chissà cosa prova nei confronti di questa moglie così ingenuamente originale, che adesso, con gli occhi degli altri, gli appare improvvisamente ingombrante, imbarazzante. Condannata seduta (anzi alzata) stante ad un accerchiante ostracismo che lui non vuole condividere.<br />
 Eppure, che male c’è a tenere un cappellino sulla testa, anche se nessun altro lo indossa? Forse perché il galateo lo reputa sconveniente? Forse perché è un temibile segno di stravaganza, stramberia o chissà che altro?<br />
 Si capisce allora come gli anni Cinquanta, la middle class conformista e puritana, gli abiti bon ton, le tappezzerie fiorate siano un pretesto stilistico. Perché in fondo anche oggi, in una società di individui che vogliono a tutti i costi distinguersi, pochi accolgono l’estraneo, il diverso, il nuovo. Nel mondo dell’arte come a scuola, al bar come in ufficio. <br />
 E, sebbene teoricamente siamo tutti invitati al ballo, praticamente a turno ci tocca fare da tappezzeria. Magari proprio una bella tappezzeria fiorata, preziosa e  vivace, ma sciupata dalla polvere del pregiudizio. E nella sala del ballo ci si sfugge, scivolando via come in un acquario; ci si attraversa reciprocamente, impalpabili come fantasmi, evanescenti come acquerelli.<br />
 Interprete non della cronaca quanto di sentimenti universali, Some like it hat è un lavoro trasversale. Espressione di un disagio umano, comune ad ogni tempo, età e ogni contesto. <br />
 Che però trova un guizzo nel finale. Una soluzione semplice, liberatoria. Tutti sono andati via, incapaci di reggere la situazione. Chi si è alzato borbottando e scuotendo la testa, chi si è defilato balbettando una scusa. Berenice è rimasta sola, col suo cappellino e il suo piattino di gelatine rosse. E se la ride. Una risata contagiosa e innocente, che scoppia come le ciliegie di maggio. Rosse come le sue gelatine rosse.  <br />
 Allora… dov’è il problema, quello vero? <br />
 <em>Anita Pepe</em></span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div id="attachment_222" class="wp-caption aligncenter" style="width: 321px"><img class="size-full wp-image-222 sede" title="Museo-civico-archeologico-1" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Museo-civico-archeologico-1.jpg" alt="Museo Civico Archeologico" width="311" height="415" /><p class="wp-caption-text">Museo Civico Archeologico</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il Museo ospita i materiali archeologici che documentano la storia di Bologna, dalla preistoria all’età romana, e le collezioni egiziana, etrusca, greca, romana e numismatica.</span></p>
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		<title>Francesconi Luca</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:16:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Palazzo Poggi]]></category>

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Nel cinquecentesco palazzo affrescato da Ribaldi, Dell’Abate e Fontana è esposta la preziosa collezione storica dell’Istituto delle Scienza, fondato nel XVIII secolo da Luigi Ferdinando Marsili. A partire dall’Aula Carducci, la visita percorre il “microcosmo di natura” aldrovandiano, le stanze di storia naturale, geografica e nautica, fisica e ottica, oltre all’esposizione di cere anatomiche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_649" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Francesconi-abbassare-montagne-artfirst3.jpg"><img class="size-medium wp-image-649" title="Francesconi abbassare montagne artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Francesconi-abbassare-montagne-artfirst3-415x264.jpg" alt="Luca Francesconi - Abbassare le montagne" width="415" height="264" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Francesconi - Abbassare le montagne</p></div>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_648" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><img class="size-full wp-image-648" title="Palazzo-poggi-artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Palazzo-poggi-11.jpg" alt="Musei Universitari di Palazzo Poggi" width="415" height="311" /><p class="wp-caption-text">Musei Universitari di Palazzo Poggi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Nel cinquecentesco palazzo affrescato da Ribaldi, Dell’Abate e Fontana è esposta la preziosa collezione storica dell’Istituto delle Scienza, fondato nel XVIII secolo da Luigi Ferdinando Marsili. A partire dall’Aula Carducci, la visita percorre il “microcosmo di natura” aldrovandiano, le stanze di storia naturale, geografica e nautica, fisica e ottica, oltre all’esposizione di cere anatomiche e preparati ostetrici di E. Lelli, A. Morandi, G. Manzolini.</span></p>
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		<title>Passarella Fabrizio</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:11:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Palazzo Re Enzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il binomio potere-religione è a dir poco primordiale, ma quello che mi interessava è suggerire come la moderna politica e i moderni totalitarismi, nonché la cultura pop delle superstar, usino, oltre il parossismo espressivo, la ieraticità ritualizzata dei gesti e delle raffigurazioni, quando non si presentano come figure messianiche, ammantate da un’aura numinosa o cristica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_672" class="wp-caption aligncenter" style="width: 286px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Fabrizio-Passarella-Jeratica.jpg"><img class="size-medium wp-image-672" title="Fabrizio-Passarella-Jeratica" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Fabrizio-Passarella-Jeratica-276x415.jpg" alt="Fabrizio Passarella Jeratica" width="276" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Fabrizio Passarella Jeratica</p></div>
<p>Il binomio potere-religione è a dir poco primordiale, ma quello che mi interessava è suggerire come la moderna politica e i moderni totalitarismi, nonché la cultura pop delle superstar, usino, oltre il parossismo espressivo, la ieraticità ritualizzata dei gesti e delle raffigurazioni, quando non si presentano come figure messianiche, ammantate da un’aura numinosa o cristica. Lo star-system, con l’avvento della comunicazione di massa, ha imparato a usare genialmente quest’aura in maniera ancora più capillare e raffinata; l’oppio dei popoli si è assommato senza traumi alla droga più potente: la subcultura televisiva.</p>
<p><span style="font-size: small;"> Tuttavia, anche se si accenna all’uso politico del carisma e del culto parareligioso della personalità, il video non ha particolari intenzioni dissacratorie, né strettamente politiche, ma mira piuttosto a investigare la fascinazione che provoca su di me l’innegabile e primario bisogno dell’uomo di proiettarsi in dimensioni oltre il finito, di crearsi feticci e divinità che riflettono innegabilmente aspetti antropologici primari virati verso il Sacro e di come questo bisogno venga incanalato in costruzioni ideologiche e liturgiche che permettono la manipolazione e il controllo di masse sconfinate. Cosicché, se nella cosmologia hindu il mondo, e l’uomo in particolare, è il giocattolo che Dio crea ciclicamente per il proprio diletto, si può dire che gli dèi siano il giocattolo preferito degli uomini, in ogni epoca e latitudine.<br />
 L’uso di un’iconografia più che Kitsch, triviale, rimanda pasolinianamente agli oratori e agli altarini familiari della mia infanzia. Ho volutamente usato immagini di cultura bassa per enfatizzare l’aspetto di “giocattoli” poveri dei feticci religiosi. Sono per questo assenti Islam e Ebraismo, in quanto notoriamente religioni aniconiche, anche se il Kitsch non manca in entrambi i casi, ma non era confacente al progetto.<br />
 Gli sfondi in movimento vagamente “psichedelici”, oltre a delineare la radianza delle rappresentazioni, ricordano l’effetto ipnotico che la proiezione numinosa provoca infallibilmente sulle coscienze.<br />
 Alle immagini si sovrappongo e alternano frasi mantriche che hanno a che fare con la pratica e l’esegesi religiosa, soprattutto laddove si interseca con la manipolazione e con il misterioso fenomeno della credenza irrazionale e della fede. Manipolazione che getta le basi di una violenza ideologica e spesso anche fisica, sottolineata dal violento impatto sonoro di una musica metal noise che sostituisce la prevedibile colonna sonora di canti sacri o musica etnicheggiante. I mantra scritti, come spesso nelle mie opere, hanno una doppia funzione significante (rafforzare l’impatto concettuale) ed estetica (aggiungere testo grafico alle immagini).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
 </span></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<div id="attachment_600" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><img class="size-full wp-image-600" title="Palazzo-Re-Enzo" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Palazzo-Re-Enzo1.jpg" alt="Palazzo Re Enzo" width="415" height="299" /><p class="wp-caption-text">Palazzo Re Enzo</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Costruito intorno al 1240 come ampliamento degli edifici comunali del Palazzo del Podestà in Piazza Maggiore, è uno dei simboli dello splendore di Bologna raggiunto durante l&#8217;età comunale. Il palazzo, che subì delle modifiche per mano di Antonio di Vincenzo alla fine del Trecento e del Dotti nel Settecento, fu restaurato all&#8217;inizo del Novecento da Alfonso Rubbiani che ne ripristinò l&#8217;aspetto gotico. Sotto il palazzo si apre la volta di un pittoresco quadrivio pedonale e sulla destra vi è l&#8217;accesso alla cappella di S.Maria dei Carcerati, costruita nel 1371, che dal 2003 ospita l&#8217;intervento permanente dell&#8217;artista inglese David Tremlett.</span></p>
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		<title>Vedovamazzei</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Palazzo d'Accursio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nome Vedovamazzei, trovato per caso su di una targa di dubbia provenienza (la porta di una casa o una delle innumerevoli tombe di un cimitero napoletano), è lo pseudonimo con cui Stella Scala (1964) e Simeone Crispino (1962), battezzano la propria collaborazione nel 1991: un ready made name, dunque, che tende a sottolineare quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_534" class="wp-caption aligncenter" style="width: 384px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Vedovamazzei-artfirst.jpg"><img class="size-medium wp-image-534    " title="Vedovamazzei artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Vedovamazzei-artfirst-415x276.jpg" alt="Vedovamazzei - Senza titolo" width="374" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Vedovamazzei - Senza titolo</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il nome Vedovamazzei, trovato per caso su di una targa di dubbia provenienza (la porta di una casa o una delle innumerevoli tombe di un cimitero napoletano), è lo pseudonimo con cui Stella Scala (1964) e Simeone Crispino (1962), battezzano la propria collaborazione nel 1991: un ready made name, dunque, che tende a sottolineare quel rifiuto di ogni pregiudizio convenzionale che è alla base del loro lavoro artistico.<br />
 Sin dagli inizi degli anni novanta, trasferitasi a Milano, la coppia Vedovamazzei comincia un’intensa attività artistica.<br />
 Nei propri lavori, il duo Vedovamazzei non adotta nessuna definizione tradizionale di arte e nessuna tecnica esclusiva, utilizzando i materiali e le pratiche più diverse come la pittura, il disegno, l&#8217;acquerello, il video, l&#8217;installazione, l&#8217;azione scenica, i media fotografici, secondo le necessità di volta in volta richieste dal progetto artistico da realizzare: “per loro l’arte – osserva Giorgio Verzotti &#8211; non scaturisce dall’esplorazione formale ma da una reazione agli avvenimenti tanto comuni che insoliti, permettendo un’intensa riflessione sulle assurdità della vita quotidiana”.<br />
 Tratti distintivi della loro ricerca sono la spersonalizzazione dell&#8217;autore, la messa in discussione dell&#8217;identità e la continua sperimentazione formale, intrecciando riferimenti ad avvenimenti recenti, rimandi letterari e suggestioni raccolte attraversando l&#8217;arte nella sua storia.<br />
 Spesso gli artisti decretano la morte teleologica di un oggetto o di un concetto come momento ineluttabile del percorso creativo, da cui nasce questa lampante negazione: un neon di grandi dimensioni a forma di X che ironizza sul concetto di autorialità attraverso un&#8217;enorme firma da analfabeta. <br />
 Atto di cancellazione che va ricondotto ad un irrefrenabile spirito dissacrante che si confronta liberamente con la vita attraverso l&#8217;arte per smontare le scricchiolanti certezze della società. Si tratta di aprire la realtà a differenti interpretazioni, in cui «non controlliamo né l&#8217;estetica né il valore» (VM), ma l&#8217;attribuzione da parte dello spettatore di un riconoscimento estetico piuttosto che morale è nelle loro intenzioni del tutto incidentale.<br />
 <em>Nicoletta Daldanise</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em><br />
 </em></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-533" title="Palazzo d'Accursio artfirst" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Palazzo-dAccursio-artfirst.jpg" alt="Palazzo d'Accursio artfirst" width="374" height="281" /></p>
<p><span style="font-size: small;">Il cortile del Palazzo Comunale, costruito nel 1425 dall’architetto bolognese Fiorante Fioravanti.</span></p>
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		<title>Bolla Nicola</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 15:43:30 +0000</pubDate>
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Nel cinquecentesco palazzo affrescato da Ribaldi, Dell’Abate e Fontana è esposta la preziosa collezione storica dell’Istituto delle Scienza, fondato nel XVIII secolo da Luigi Ferdinando Marsili. A partire dall’Aula Carducci, la visita percorre il “microcosmo di natura” aldrovandiano, le stanze di storia naturale, geografica e nautica, fisica e ottica, oltre all’esposizione di cere anatomiche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_659" class="wp-caption aligncenter" style="width: 286px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Nicola-Bolla-Garden-of-Eden.jpg"><img class="size-medium wp-image-659" title="Nicola-Bolla-Garden-of-Eden" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Nicola-Bolla-Garden-of-Eden-276x415.jpg" alt="Nicola Bolla Garden of Eden" width="276" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Nicola Bolla Garden of Eden</p></div>
<p style="text-align: center;">+</p>
<div id="attachment_250" class="wp-caption aligncenter" style="width: 384px"><a rel="lightbox" href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Palazzo-poggi-1.jpg"><img class="size-full wp-image-250 " title="Palazzo-poggi-1" src="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2009/12/Palazzo-poggi-1.jpg" alt="Musei Universitari di Palazzo Poggi" width="374" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Musei Universitari di Palazzo Poggi</p></div>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Nel cinquecentesco palazzo affrescato da Ribaldi, Dell’Abate e Fontana è esposta la preziosa collezione storica dell’Istituto delle Scienza, fondato nel XVIII secolo da Luigi Ferdinando Marsili. A partire dall’Aula Carducci, la visita percorre il “microcosmo di natura” aldrovandiano, le stanze di storia naturale, geografica e nautica, fisica e ottica, oltre all’esposizione di cere anatomiche e preparati ostetrici di E. Lelli, A. Morandi, G. Manzolini.</span></p>
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