Marco Giovani
- Opera: Alien (2011)
- Sede espositiva: Museo Civico Archeologico (sala mostre)
- Galleria: Galleria Biagiotti Arte Contemporanea (Firenze)
Marco Giovani
Alien
2011
Stampe ink jet montate su alluminio e teca di vetro
120 x 105 cm e 39,5 x 39,5
Courtesy Galleria Biagiotti Arte Contemporanea, Firenze
Il mio lavoro recentemente raccolto nel volume “Alien” si realizza attraverso la messa in scena rituale del “vero-falso” come momento limite di coscienza e capacità di percezione del reale. Le stampe fotografiche ottenute con l’uso di manichini e oggetti reali ma sovradimensionati in fase di stampa, diventano luogo di confine mentale e di azzeramento (o comunque forte riduzione) dei riferimenti su cui basiamo il nosto umano sapere, attraverso il saper-riconoscere.
L’attimo primordiale in cui andiamo a ricercare nell’esperienza individuale (il ricordo) le coordinate che ci diranno come agire di conseguenza, ma ancor prima cosa sentire, a cosa rapportare ciò di cui stiamo facendo esperienza è ciò che mi interessa maggiormente. E forse ha a che fare con quello che molto, molto tempo fa, luomo chiamava sacro.
Lo spiazzamento di fronte all’ignoto è diventato quanto di più profondamente sommerso nella psiche contemporanea, così abituata a muoversi tra innumerevoli esperienze ed azioni, ma per lo più ridotte a casistica, cioè ampiamente previste da un sistema sociale codificato meccanicamente che da un lato ha spinto all’infinito la possibilità di ri-produrre, e dall’altro ha occupato ogni spazio dell’incerto e del diverso (lo straniero, l’ alieno) con modalità operative mirate a renderlo funzionale, operativo, cioè, integrandolo o viceversa rinnegandolo, secondo l’interruttore elementare-pulsionale del buono-cattivo.
Marco Giovani
Il mio lavoro recentemente raccolto nel volume “Alien” si realizza attraverso la messa in scena rituale del “vero-falso” come momento limite di coscienza e capacità di percezione del reale. Le stampe fotografiche ottenute con l’uso di manichini e oggetti reali ma sovradimensionati in fase di stampa, diventano luogo di confine mentale e di azzeramento (o comunque forte riduzione) dei riferimenti su cui basiamo il nosto umano sapere, attraverso il saper-riconoscere.
L’attimo primordiale in cui andiamo a ricercare nell’esperienza individuale (il ricordo) le coordinate che ci diranno come agire di conseguenza, ma ancor prima cosa sentire, a cosa rapportare ciò di cui stiamo facendo esperienza è ciò che mi interessa maggiormente. E forse ha a che fare con quello che molto, molto tempo fa, luomo chiamava sacro.
Lo spiazzamento di fronte all’ignoto è diventato quanto di più profondamente sommerso nella psiche contemporanea, così abituata a muoversi tra innumerevoli esperienze ed azioni, ma per lo più ridotte a casistica, cioè ampiamente previste da un sistema sociale codificato meccanicamente che da un lato ha spinto all’infinito la possibilità di ri-produrre, e dall’altro ha occupato ogni spazio dell’incerto e del diverso (lo straniero, l’ alieno) con modalità operative mirate a renderlo funzionale, operativo, cioè, integrandolo o viceversa rinnegandolo, secondo l’interruttore elementare-pulsionale del buono-cattivo.
Marco Giovani

Il Museo ospita i materiali archeologici che documentano la storia di Bologna, dalla preistoria all’età romana, e le collezioni egiziana, etrusca, greca, romana e numismatica.
