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Un percorso ideato tra i musei, le piazze, i cortili e gli edifici storici di Bologna per offrire ai visitatori l'opportunità di scoprire le ultime tendenze dell'arte contemporanea.

ARTFIRST 2012 - A BORDO DEL CUORE D'ORO – a cura DI JULIA DRAGANOVIC (27 GENNAIO – 26 FEBBRAIO 2012)

Post con tag ‘Palazzo d’Accursio’

Nasr Moataz

giovedì, gennaio 12th, 2012

The Towers of Love 415x277 Nasr Moataz

Moataz Nasr

The Towers of Love

2011

7 torri; 2 in terra refrattaria, 1 in ferro, 1 in bronzo, 1 in legno, 2 in cristallo

terra refrattaria

Scarica la biografia e il CV dell’artista

Palazzo dAccursio cortile Nasr Moataz

Il cortile del Palazzo Comunale, costruito nel 1425 dall’architetto bolognese Fiorante Fioravanti.

Dell’angolo retto, il 90° del costruire , misurare e ordinare .
L’angolo forte che che nello spazio assume grandi responsabilità di tenuta e garanzia di esatta stabilità.etc.etc.
Così affettuosamente attratto lo inseguo dagli anni ‘70 ad oggi.
In risoluzioni diverse me lo ritrovo nelle sbarre d’acciaio, chiamate putrelle o travi, quando mi metto a  realizzare le due linee d’orientamento Nord Sud Est Ovest, relativamente Cardo e Decumano per gli antichi Romani. Queste due linee di acciaio vengono “tagliate” per poterle articolare e ricomporre in nuclei di misure diverse e di diverse forme,ma tutti saldati rigorosamente a 90°.
Quasi che queste linee volessero alzarsi nello spazio a suggerire delle cellule iniziali della scultura, del fare tridimensionale del costruire un corpo d’idea.
Un giorno le ho soprannominate “motorini d’avviamento “ per la scultura.
Forse una riflessione grammaticale d’altri tempi,ma per me risulta ,distesa nello spazio ai suoi calibrati intervalli,  piuttosto un musicale scheletro di pura dura scultura.
Ingenuamente,  paoloicaroDell’angolo retto, il 90° del costruire , misurare e ordinare .

Icaro Paolo

martedì, gennaio 18th, 2011

IMG 4 Paolo Icaro 415x276 Icaro Paolo

 

Paolo Icaro
Cardo e Decumano
2010
Putrelle d’acciaio, dimensioni variabili
Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia



Cardo e Decumano

Dell’angolo retto

il 90° del costruire, misurare e ordinare.

L’angolo forte che nello spazio assume grandi responsabilità di tenuta e garanzia, di esatta stabilità.

Così, affettuosamente attratto, lo inseguo dagli anni ’70.

Lo rincontro ora, quando mi metto a realizzare le due linee d’orientamento Nord-Sud, Est-Ovest, relativamente Cardo e Decumano per gli antichi Romani.

Queste due linee di acciaio, che si incontrano nel luogo nevralgico del punto, si segmentano e si ricompongono attraverso nuclei plastici di misure diverse e di diverse forme, ma tutti saldati rigorosamente a 90°.

Quasi che queste linee volessero alzarsi nello spazio a suggerire delle cellule iniziali della scultura, del fare tridimensionale, del costruire un corpo d’idea.

Forse una riflessione grammaticale d’altri tempi che, quando la distendo nello spazio, ai suoi calibrati intervalli, si rivela musicale scheletro di pura, dura scultura, Cardo e Decumano.

Paolo Icaro

Scarica la biografia e il CV dell’artista

Palazzo dAccursio1 Icaro Paolo

Il cortile del Palazzo Comunale, costruito nel 1425 dall’architetto bolognese Fiorante Fioravanti.

Dell’angolo retto, il 90° del costruire , misurare e ordinare .
L’angolo forte che che nello spazio assume grandi responsabilità di tenuta e garanzia di esatta stabilità.etc.etc.
Così affettuosamente attratto lo inseguo dagli anni ‘70 ad oggi.
In risoluzioni diverse me lo ritrovo nelle sbarre d’acciaio, chiamate putrelle o travi, quando mi metto a  realizzare le due linee d’orientamento Nord Sud Est Ovest, relativamente Cardo e Decumano per gli antichi Romani. Queste due linee di acciaio vengono “tagliate” per poterle articolare e ricomporre in nuclei di misure diverse e di diverse forme,ma tutti saldati rigorosamente a 90°.
Quasi che queste linee volessero alzarsi nello spazio a suggerire delle cellule iniziali della scultura, del fare tridimensionale del costruire un corpo d’idea.
Un giorno le ho soprannominate “motorini d’avviamento “ per la scultura.
Forse una riflessione grammaticale d’altri tempi,ma per me risulta ,distesa nello spazio ai suoi calibrati intervalli,  piuttosto un musicale scheletro di pura dura scultura.
Ingenuamente,  paoloicaroDell’angolo retto, il 90° del costruire , misurare e ordinare .

Vedovamazzei

martedì, dicembre 22nd, 2009
Vedovamazzei artfirst 415x276 Vedovamazzei

Vedovamazzei - Senza titolo

Il nome Vedovamazzei, trovato per caso su di una targa di dubbia provenienza (la porta di una casa o una delle innumerevoli tombe di un cimitero napoletano), è lo pseudonimo con cui Stella Scala (1964) e Simeone Crispino (1962), battezzano la propria collaborazione nel 1991: un ready made name, dunque, che tende a sottolineare quel rifiuto di ogni pregiudizio convenzionale che è alla base del loro lavoro artistico.
Sin dagli inizi degli anni novanta, trasferitasi a Milano, la coppia Vedovamazzei comincia un’intensa attività artistica.
Nei propri lavori, il duo Vedovamazzei non adotta nessuna definizione tradizionale di arte e nessuna tecnica esclusiva, utilizzando i materiali e le pratiche più diverse come la pittura, il disegno, l’acquerello, il video, l’installazione, l’azione scenica, i media fotografici, secondo le necessità di volta in volta richieste dal progetto artistico da realizzare: “per loro l’arte – osserva Giorgio Verzotti – non scaturisce dall’esplorazione formale ma da una reazione agli avvenimenti tanto comuni che insoliti, permettendo un’intensa riflessione sulle assurdità della vita quotidiana”.
Tratti distintivi della loro ricerca sono la spersonalizzazione dell’autore, la messa in discussione dell’identità e la continua sperimentazione formale, intrecciando riferimenti ad avvenimenti recenti, rimandi letterari e suggestioni raccolte attraversando l’arte nella sua storia.
Spesso gli artisti decretano la morte teleologica di un oggetto o di un concetto come momento ineluttabile del percorso creativo, da cui nasce questa lampante negazione: un neon di grandi dimensioni a forma di X che ironizza sul concetto di autorialità attraverso un’enorme firma da analfabeta.
Atto di cancellazione che va ricondotto ad un irrefrenabile spirito dissacrante che si confronta liberamente con la vita attraverso l’arte per smontare le scricchiolanti certezze della società. Si tratta di aprire la realtà a differenti interpretazioni, in cui «non controlliamo né l’estetica né il valore» (VM), ma l’attribuzione da parte dello spettatore di un riconoscimento estetico piuttosto che morale è nelle loro intenzioni del tutto incidentale.
Nicoletta Daldanise


Palazzo dAccursio artfirst Vedovamazzei

Il cortile del Palazzo Comunale, costruito nel 1425 dall’architetto bolognese Fiorante Fioravanti.

Maraniello Giuseppe

mercoledì, dicembre 16th, 2009
Maraniello gatto dorme1 415x276 Maraniello Giuseppe

Giuseppe Maraniello - Il gatto dorme rotondo

Quest’opera di Giuseppe Maraniello è una scultura monumentale che ha già occupato gli spazi del Giardino di Boboli a Firenze durante l’estate 2009, in occasione della mostra Il gatto dorme rotondo.

La scultura affronta un tema ricorrente che fa parte del patrimonio artistico accumulato nel tempo da Maraniello: si tratta della simbologia gotica che sintetizza nell’immagine dell’erroneamente detto “centauro”, le forze contrapposte in conflitto tra loro, ma che sono anche segno di equilibrio e complementarietà. Un uomo che combatte contro la sua stessa coda; un uomo che combatte contro la sua natura animale; uno scontro feroce in equilibrio precario, sia fisico sia psicologico, tra le pulsioni dell’animale e la supremazia dell’intelletto umano.
Con questa scultura, Maraniello porta il visitatore ad un confronto spiazzante tra l’io interiore, gli impulsi che pervadono l’animo dell’uomo, ed il suo istinto animale ancestrale, che si tenta sempre di placare, ma che in qualche modo spesso riemerge.
Anche quest’opera si contraddistingue per il grande gioco di equilibri che la sorregge, un gioco di stabilità composto da pieni pesanti e vuoti sottili: si contrappongono infatti il corpo dell’essere/animale, quasi opprimente nella sua grande mole, e la sottilissima lancia che crea un vuoto, colmato solo dallo spazio circostante, piuttosto che la piccolissima sfera in bronzo lucido su cui grava il peso di parte della scultura.
Proprio nella lancia, dopo un attento sguardo, troviamo un altro simbolo ricorrente della produzione di Maraniello: la figura Androgina. Scrive Pier Giovanni Castagnoli: “ “L’Androgino”, la figura che costantemente ritorna nell’opera di Maraniello, si rivela ora non solo come simbolo dell’immaginario depositato nella memoria antropologica dell’uomo, ma come l’emblema di un conflitto – quello appunto tra scultura e pittura – che cerca la propria conciliazione nella scoperta di una “genesi” in cui la flagrante distinzione dei linguaggi non è ancora avvenuta, nell’implosione di un tempo fuori della storia, com’è quello “assoluto” dell’immaginazione.” (Pier Giovanni Castagnoli)
La figura androgina sulla lancia muove un’altra doppia contrapposizione: la prima è dell’essere in sé androgino, un doppio per natura, e la seconda è data dalla piccola figurina posta a testa in giù sulla lancia e la grande scultura. Mascolino contro femmineo, grande e monumentale contro piccolo e linearmente sinuoso.
Tutto questo in dialogo con l’architettura circostante. Spesso queste sculture monumentali occupano lo spazio appropriandosene in toto; si ha spesso l’impressione di avere di fronte un’opera che è nata prima dell’architettura circostante. Il gatto dorme rotondo dialoga e si scontra con l’architettura che lo circonda creando un nuovo multiplo confronto: tra scultura e architettura, tra intelletto e creatività umana, tra la realtà circostante e la favola o il mito in cui può essere collocata la figura dell’uomo/animale della rappresentazione.
In generale l’opera di Maraniello nasce dall’idea del doppio: l’opera d’arte è per l’artista il doppio che esce dalla sua stessa mente; nella sua produzione, Maraniello porta all’estremo questa idea mettendo insieme i pezzi di vari doppi quali la pittura accostata alla scultura e le grandi forme a metà tra l’umano e l’animale che dialogano incessantemente con i personaggi definiti da Gillo Dorfles provenienti “da un nuovo universo di figuralità lillipuziana e subumana” (Gillo Dorfles).
Questa scultura racchiude quindi i fondamenti della ricerca e dell’evoluzione intellettuale dell’opera di Maraniello attraverso il tempo; è simbolo della ricerca artistica e di materiali e modi che coincidono sia con la classicità sia con il momento storico in cui è inserita l’opera e in cui viviamo. Per concludere, Lea Vergine scrive: “In queste figurine scarnite sino a pochi centimetri, nella loro bizzarra misura del grande rimpicciolito e del piccolo ingrandito, spesso ritroviamo la tragicità delle statue antiche. … Il tardo epigono napoletano, nutrito di sapienza popolare e di potenziale fantastico, si mette in lizza (con malinconia?) con gli scultori antichi.” (Lea Vergine) Proprio come gli antichi scultori greci, Maraniello utilizza prevalentemente il bronzo per le sue sculture e proprio come gli stessi scultori classici egli mette in scena e, come accade per questa scultura, fa rivivere teatri epici di lotte umane e animali per noi che viviamo il contemporaneo.  
Daniela Tozzi

Palazzo dAccursio artfirst1 Maraniello Giuseppe

Palazzo D'Accursio

Il cortile del Palazzo Comunale, costruito nel 1425 dall’architetto bolognese Fiorante Fioravanti.