artfirst Bologna geoblog

Un percorso ideato tra i musei, le piazze, i cortili e gli edifici storici di Bologna per offrire ai visitatori l'opportunità di scoprire le ultime tendenze dell'arte contemporanea.

ARTFIRST 2011 - SE UN GIORNO D’INVERNO UN VIAGGIATORE – IF ONE WINTER’S DAY A TRAVELLER a cura DI JULIA DRAGANOVIC (27 GENNAIO – 27 FEBBRAIO 2011)

Bert Theis

  • Opera: Algoville (2007), Tirana pa makina (2007), M'ambo (München) (2007), Isola Project (2002)
  • Sede espositiva: Museo Civico Archeologico (sala mostre)
  • Galleria: Galleria Federico Bianchi Contemporary Art (Milano)

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Bert Theis

Algoville

2007

Photografia su telo

450 x 650 cm circa

Edizione 1 – opera unica  Courtesy Federico Bianchi Gallery, Milano

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Bert Theis

Tirana pa makina

2007

Stampa digitale su telo

Cm 150 x 100

Courtesy Federico Bianchi Gallery, Milano


Questo aspetto anarchico esiste nel collage urbano di Bert Theis, che visivamente e architettonicamente costruisce una fantasia di vita umana in totale libertà – alla fine per momenti che risultano più o meno brevi. Il collage rappresenta dunque una utopia e resterà un’utopia. Tuttavia, lo spettatore e il potenziale utilizzatore di questa città non può sfuggire alla fantasia, alla libertà, ai sogni, ai desideri e alle visioni, nelle quali la realtà e virtualità hanno intersezioni e punti di incontro …

Museo civico archeologico1 Theis Bert

Il Museo ospita i materiali archeologici che documentano la storia di Bologna, dalla preistoria all’età romana, e le collezioni egiziana, etrusca, greca, romana e numismatica.

La germinazione violenta ha un suono
…” Che ci sia un nucleo vulnerabile al centro della materia, Pinuccia Bernardoni lo ha spesso dimostrato con le sue sculture. Penso al bozzetto per La germinazione violenta ha un suono, in cui cerchi metallici assediano in cerchi concentrici un lieve foglio di carta: come se, sfogliando petalo dopo petalo la cosca di un vegetale metafisico, si giungesse ad un cuore pulsante di inerme e chiara leggerezza, ad un polline cartaceo, insomma, che è insieme frutto, germe e assenza …Poi il soggetto diventa la rivelazione del vuoto. Infine, proprio partendo dal nucleo vuoto lo sguardo è indotto a risalire alla cornice irregolare che lo delimita, e a sperimentare una serie di scarti, deviazioni, di eresie. Macchine erronee si potrebbero definire queste sculture.
E se il dadaismo si trastullava con ” le macchine inutili “, questa giovane erede di un costruttivismo, venato di dimenzioni concettuali, propone calcoli che non tornano, cerchi che non si chiudono.In questo senzo la sua proposta e’ insieme più asciutta e più radicale, più sobria e più urticante, perche l’ inutilità può suscitare malinconia, ma la necessità dell’errore induce ad una ben diversa amarezza. ” …    Elena Pontigga,  Bernardoni , Edizioni Essegi, Ravenna 1991
Nel settembre del 2009 in occasione della presentazione del libro ” da I a I0 ” edizioni Aspasia 2008, espongo alla Galleria Studio G7 una serie di disegni, progetti per nuove sculture, che erano accompagnati da testi poetici con cui dialogavano diventando con essi un’ opera unica.
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Ho ripensato allora ad una serie di sculture realizzate tra il 1991 e il 1993, La germinazione violenta ha un suono, Amaltea, Omaggio ad Angelica Kauffman: il Disegno, il Colore, la Composizione, il Genio “,  immaginandole in dialogo per forma, contenuto e dimensione con testi poetici di una medesima scala. Il loro insieme lo pensavo collocato in un grande spazio, un parallelepipedo vuoto illuminato dall’ alto. La Corte Trasparente, spazio all’interno del Museo Civico Archeologico di Bologna, lo avrebbe fatto diventare Saite Specific, se inserito nel contesto di ” Se un giorno d’inverno un viaggiatore ” , la serie di progetti, curati di Julia Draganovic, per ” Art First ” alla 6° edizione nel 2011.
I testi dunque, messi in forma nello spazio bianco di grandi carte, e collocati dentro cornici fortemente plastiche, sono pensati come architetture dialoganti con le sculture: forme generative di emozioni traslate in parole.
Lo spazio espositivo ha preso corpo nella mia memoria, il progetto prende forma.
In punta di pennello ho proiettato su carte in circoli di inchiosto le curve delle lamiere piegate generatrici delle sculture.
Ho cercato nello spazio vuoto del foglio la relazione tra le lamiere e la loro proiezione ideale verso i testi.
Ne è nata una sorta di cosmogonia la quale, vortice verso vortice, raggiunge una sua vertigine nei testi poetici, dove la scrittura costruisce la scultura nello spazio muto della pagina, attraverso la parola fatta segno … ” Venerdì sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è cosi’ che voglio scrivere:
con altrettanto spazio intorno a poche parole …Vorrei scrivere parole che siano inserite organicamente in un gran silenzio. … – e il grande spazio tutt’ intorno non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe definire ricco d’anima … La cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio … Non sarà un silenzio vago e inafferrabile, ma avrà i suoi contorni i suoi angoli la sua forma e dunque le parole dovranno servire soltanto a dare al silenzio la sua forma e i suoi contorni …” Etty Hillesum nel suo Diario 1941-1943. Parole che tanto mi colpirono prima che la scrittura entrasse prepotentemente nel mio lavoro.
Si forma nella mente una costruzione fluttuante tra le cosmogonie illustrate e musicate da
Hildegard von Bingen, le parole disperse in costruzione di Etty Illesum, e le sei sculture in movimento fermo sui marmi classici del pavimento del Museo Archeologico, ma non nella Corte Trasparente, bensì in un’altro spazio, che racchiude in una sua unicità sculture costruite attorno al vuoto, e parole: forme nel vuoto muto della pagina distesa.
Pinuccia Bernardoni, dicembre 2010
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